A PORTA PIA

Scomegna Edizioni Musicali
116,00
Carlo della Giacoma / arr. Filippo Cangiamila

Bozzetto popolare, Op.121 N.2 (1922)
Si tratta di una delle numerose composizioni per banda di Carlo Della Giacoma (1858-1929) musicista veronese che, dopo [...]

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Codice Prezzo SC20
Compositore Carlo della Giacoma
Arrangiatore Filippo Cangiamila
Editore Scomegna Edizioni Musicali
Difficoltà 3,5
Durata 7’00
Formazione Concert Band
Formato Partitura e parti A4+ (24 x 32 cm)
Descrizione

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Si tratta di una delle numerose composizioni per banda di Carlo Della Giacoma (1858-1929) musicista veronese che, dopo una lunga carriera musicale nel Regio Esercito Italiano, si trasferì a Todi dove insegnò musica e diresse la banda cittadina fino al 1923. Nella partitura sono presenti diverse citazioni di canti popolari italiani e bersagliereschi, raccordate fra loro da sezioni virtuosistiche affidate a vari strumenti. Il brano vuole celebrare la presa di Roma avvenuta all'alba del 20 settembre 1870 quando il generale Raffaele Cadorna, al comando dei bersaglieri e dei fanti dell'esercito italiano, diede il segnale dell'attacco. Sull'altro fronte, in difesa dello Stato Pontificio c'erano 13.624 soldati fra regolari e volontari. L'intenzione del neonato stato italiano di insediare a Roma la propria capitale fu materia di trattativa non solo col Vaticano ma anche con lo stato francese, principale alleato e sostenitore della Santa Sede. Dopo un primo momento, in cui sembrava che le trattative potessero avere una conclusione positiva, l'irrigidimento della posizione pontificia e francese impedì il raggiungimento di un accordo. Nel frattempo la guerra franco-prussiana volgeva al peggio per i francesi, che si videro costretti a ritirare le truppe schierate a difesa dello Stato Pontificio. Dopo un'azione diplomatica internazionale in cui lo stato italiano ottenne dagli altri stati europei una posizione neutrale sulla questione, fu preparata l'azione militare. Il 10 settembre 1870 il generale Cadorna, al comando di 50.000 uomini, ricevette l'ordine di oltrepassare le frontiere dello Stato pontificio. In pochi giorni il Regio Esercito prese possesso della provincia di Frosinone, Viterbo e Civitavecchia, senza grande resistenza da parte delle truppe pontificie che si ritirarono progressivamente entro le mura di Roma. Il 20 settembre verso le 5 della mattina iniziò il cannoneggiamento delle mura cittadine, nonostante la minacciata scomunica di Pio IX a chi avesse comandato l'assalto. Dopo le 9 si aprì una breccia di una cinquantina di metri sulla sinistra di Porta Pia e Cadorna ordinò a tre unità d'assalto di penetrare in Roma. Le truppe pontificie non opposero grande resistenza e alle 17,30 il generale pontificio Kanzler firmò la capitolazione alla presenza di Cadorna. I possedimenti del Papa furono limitati al Vaticano, ma Pio IX decise comunque di non riconoscere la sovranità italiana su Roma. Questa situazione, indicata come "Questione Romana", perdurò fino ai Patti Lateranensi del 1929.
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